XY Sandro Veronesi

Reazione psicogena a corto circuito

Risposta ad un evento che agisce come fattore stimolante. In ambito psichiatrico si distingue una r. acuta di tipo esogeno che è di origine somatica, tossica o psicofarmacologica (per gli effetti collaterali dei medicamenti) e che può esprimersi in manifestazioni maniacali, depressive, ipocondriache, paranoiche; e una r. psicogena che è una risposta caratterizzata da forte carica affettiva e profondo coinvolgimento emotivo senza il freno di un giudizio o di una riflessione razionale, in genere come effetto di circostanze traumatizzanti (catastrofi naturali, incidenti etc.), o di meccanismi che scaturiscono dal profondo della psiche e che sfuggono al controllo dell'Io. In questo secondo caso la r. psicogena rientra nel più vasto campo dello sviluppo della personalità. Solitamente le r. psicogene non hanno una lunga durata e riproducono meccanismi elementari impulsivi con manifestazioni quali lo stato stuporoso, l'immobilità, la perdita di iniziativa che ricorda il comportamento riflesso di morte apparente proprio di alcuni animali quando vengono minacciati. In questi casi si riscontra sempre un nesso comprensibile tra circostanza traumatizzante e quadro sintomatologico.

Altre volte la r. psicogena non insorge subito dopo l'evento, ma più tardi con manifestazioni più complesse e protratte nel tempo, come nei casi di depressione reattiva o di r. maniacale, con l'intenzione di negare l'evento sofferto. Rientrano infine nelle r. psicogene quelle denominate a corto circuito, che si manifestano con fughe da casa, aggressioni, tentativi di omicidio o di suicidio come conseguenza di frustrazioni protratte o divieti reiterati in personalità immature in preda a spinte emotive che sfuggono alla riflessione critica.

In ambito psicoanalitico il termine r. viene impiegato in riferimento alle seguenti situazioni: a) abreazione, che è un deflusso dell'emozione, legata a un fatto o a un ricordo di un fatto che può, in casi di mancato sfogo, manifestarsi in sintomo patogeno; b) formazione reattiva, che è un processo difensivo che consente di dominare un impulso inaccettabile con l'esagerazione della tendenza opposta; reazione terapeutica negativa, che è una resistenza alla guarigione che si registra in alcuni trattamenti psicoanalitici dove si assiste ad un aggravamento dei sintomi ogni volta che il progresso dell'analisi giustificherebbe dei miglioramenti. Freud, dopo aver attribuito il fenomeno alla difficoltà per il soggetto a rinunciare alle proprie fissazioni, al transfert negativo, al desiderio di provare la propria superiorità nei confronti dell'analista, all'inaccessibilità narcisistica, al guadagno della malattia, conclude che alla base c'è un senso di colpa inconscio che può essere espiato solo con il mantenimento della sofferenza in soggetti dalle marcate strutture masochistiche. Nell'ambito della psicologia dell'apprendimento e del comportamento, si considera la r. quell'unità comportamentale dell'organismo che si esprime come risposta a uno stimolo determinato dall'ambiente. Se il rapporto causale che relaziona la risposta allo stimolo è congenito si parla di r. incondizionata, se è invece appreso si tratta di r. condizionata. Quando lo stimolo, oltre alla r. ad esso collegata, ne provoca altre simili alla prima e a questa in qualche modo connesse si parla di generalizzazione dello stimolo, mentre è detta r. avversiva quella che si caratterizza come evitamento di uno stimolo spiacevole. Si definisce tempo di r. l'intervallo che intercorre tra l'esposizione allo stimolo e l'emissione della risposta che, rispetto ai risultati medi delle prove, può essere anticipata o ritardata. I tempi di r. variano da individuo a individuo e, all'interno dello stesso individuo, da momento a momento. Oltre al tempo, la r. è misurata anche dalla sua ampiezza valutata in termini di quantità (come la quantità della saliva secreta in occasione della stimolazione che la prevede), dalla sua capacità discriminatoria, e dal tempo necessario alla sua estinzione a seguito dell'eliminazione del rinforzo. Piaget ha individuato nello sviluppo percettivo motorio nei primi 18 mesi di vita del bambino alcune r. circolari in cui è ravvisabile un aspetto cognitivo a partire dalle r. primarie che mettono capo a ritmi, come la protrusione sistematica della lingua o la suzione del pollice, che portano da uno stato a un altro, per ricominciare in seguito col medesimo ordine a livello di r. secondarie; differenziando i ritmi iniziali secondo schemi multipli. Questi rappresentano l'abbozzo delle prime abitudini, basi delle r. terziarie dove si ha un inizio di reversibilità, fonte delle future operazioni di pensiero. In questa sequenza si passa da una fase totalmente egocentrica ad una orientata sugli oggetti, per giungere alla distinzione tra oggetti e persone, perché queste ultime agiscono secondo schemi che possono essere messi in relazione con quelli della propria azione. Nelle ricerche sull'associazione verbale, Jung constatò che i tempi di r. (parola pronunciata in risposta a una parola stimolo) risultavano alterati, rispetto al tempo consueto, in parole stimolo connesse a un complesso inconscio. Questo ritardo, solitamente accompagnato da errori, si riscontrava anche nella riproduzione della parola stimolo cui il soggetto era invitato nella seconda prova del test. Tali risultati furono utilizzati da Jung per l'individuazione di complessi inconsci e, per un certo periodo, anche dalla psicologia forense per appurare la veridicità dei testi.
Nella psicopedagogia si definiscono disturbi reattivi tutti quei comportamenti, come gli insuccessi scolastici non motivati, le forme di insubordinazione e le condotte antisociali, che risultano conseguenti a traumi subiti o a situazioni conflittuali non risolte. In ambito fenomenologico, Gaston denomina reattivo uno dei quattro campi fenomenici, distinto dal periodico, dallo stabile e dal conflittuale, perché nel reattivo i tratti che caratterizzano le forme di alienazione sono: a) r. affettive, dove l'individuo è impotente nell'emozione, trascinato da una spirale affettiva che la riflessione non riesce ad interrompere; b) r. passionali, dove il desiderio assolutizza l'elaborazione dell'evento, distorcendone, tramite una riflessione rigida ed egocentrica, l'aspetto comune di senso; c) r. iponoiche, che si svolgono all'interno di una coscienza alterata (restringimento crepuscolare, onirismo, oniroidismo) dove l'esperienza psichica presenta profonde analogie con l'esperienza del sogno; l'esperienza reattiva interrompe la continuità temporale del soggetto. Cessata la r., se l'amnesia non è totale, l'Io stabilisce in generale con l'esperienza subita un rapporto analogo a quello che stabilisce con il sogno.

Tratto da Simone Dizionari on line

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